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Permessi per assistere familiari portatori di handicap in stato di gravità

  • Giovedì, 29 Maggio 2014 13:52

Normativa di riferimento
Artt. 3 e 33 della legge 5/2/92 n° 104 (come modificata e integrata dalla legge n° 53/2000);
Art. 20 della legge 8/3/2000 n° 53;
Art. 19 – comma 6 e art. 20 del C.C.N.L. 6/7/95;
Art. 4, art. 10-bis, art. 17, art. 25 del C.C.N.L. 14/9/00;
Art. 24 della legge 183/2010;
Circolare Presidenza Consiglio Ministri – Dipartimento F.P. n° 14 del 16/11/2000;
Circolare I.N.P.S. n° 37/1999;
Circolare I.N.P.S. n° 133 del 17/7/2000;
Circolare I.N.P.S. n° 138 del 10/07/2001;
Circolare I.N.P.S. n° 155 del 03/12/2010
I dipendenti che assistono un parente o un affine entro il 2° grado con handicap in situazione di gravità, purché non ricoverato a tempo pieno, hanno diritto a 3 giorni di permesso mensile retribuito, fruibili anche ad ore per un massimo di 18 ore mensili. Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado (a titolo esemplificativo sono parenti di terzo grado: zii, nipoti in quanto figli di fratelli/sorelle, bisnonni, pronipoti in linea retta; sono affini di terzo grado zii acquisiti, nipoti acquisiti) della persona con disabilità in situazione di gravità soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (si chiarisce che l’espressione “mancanti” deve essere intesa non solo come situazione di assenza giuridica – celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto – ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificatadall’autorità giudiziaria o da altra oubblica autorità, quale divorzio, separazione legale o abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità. Condizione primaria per la fruizione di tali permessi è che la persona da assistere sia stata riconosciuta portatrice di handicap in situazione di gravità da parte dell’apposita Commissione medico-legale costitutita presso la ASL competente (minorazione che ha ridotto l’autonomia personale in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale). Qualora nel verbale di accertamento dell’handicap sia previsto un accertamento di revisione, il dipendente potrà fruire del permesso fino alla data prevista per la revisione. Dopo tale data, nelle more del nuovo accertamento cui dovrà essere sottoposto il familiare, il dipendente potrà continuare temporaneamente a beneficiare dei permessi purché presenti una "certificazione provvisoria" redatta da un medico in servizio presso la ASL di competenza, specialista nella patologia denunciata, attestante la persistenza della gravità dell’handicap nella persona da assistere; sarà poi cura del dipendente trasmettere al Servizio Personale l’esito del nuovo accertamento. In caso di contratto di lavoro part-time verticale, con attività lavorativa limitata ad alcuni giorni del mese, il numero dei giorni di permesso spettanti va ridimensionato proporzionalmente.
Assistenza a figli minori di età compresa fra 3 e 18 anni:

  • il diritto ai permessi è riconosciuto al genitore anche qualora l’altro ne sia escluso (perché casalingo/a, disoccupato/a, lavoratore/trice autonomo/a);
  • non è richiesta la convivenza e nemmeno l’assistenza continuativa ed esclusiva;
  • fermo restando il limite complessivo di tre giorni mensili, la coppia di genitori lavoratori dipendenti può ripartirsi i permessi anche con assenze contestuali dal rispettivo lavoro (ad esempio, due giorni il padre ed un giorno la madre, anche in coincidenza con uno dei giorni del padre).

Assistenza a figli maggiorenni non conviventi:
Il diritto ai permessi è riconosciuto al genitore qualora ricorrano i requisiti della continuità ed esclusività dell’assistenza.
Assistenza a figli maggiorenni conviventi:
Il diritto spetta al genitore richiedente, oltre che nel caso in cui l’altro genitore non lavori, anche nel caso in cui siano presenti nella famiglia altri soggetti non lavoratori in grado di prestare assistenza al disabile. In particolare il comma 2 dell’art. 24 della Legge n. 183/2010 incide sull’art. 20, comma 1 della Legge n. 53/2000 eliminando anche per la generalità dei familiari e degli affini del sidabile in situazione di gravità, i requisiti della “continuità” e della “esclusività” previsti in precedenza ai fini del godimento dei permessi di cui all’art. 33 della legge n. 104/92. Il presupposto per la concessione dei benefici è che la persona in situazione di disabilità grave non sia ricoverata a tempo pieno. In proposito, per ricovero a tempo pieno si intende, per le intere ventiquattro ore, presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa. Il richiedente dei permessi si impegna , con dichiarazione di responsabilità, a comunicare entro 30 giorni dall’avvenuto cambiamento, le eventuali variazioni delle notizie o delle situazioni autocertificate nel modello di richiesta, con particolare riferimento a:

  • eventuale ricovero a tempo pieno del soggetto disabile in condizioni di gravità;
  • revoca del giudizio di gravità della condizione di disabilità da parte della Commissione medica;
  • modifiche ai periodi di permesso richiesti;
  • eventuale decesso del disabile.


Iter procedurale:
Il dipendente interessato ai permessi deve presentare istanza al Servizio Personale, con l’indicazione del familiare da assistere, unitamente a:

  • documentazione medico-legale, in originale o copia autentica, che comprovi la gravità dell’handicap del familiare;
  • dichiarazioni ai sensi del D.P.R. 28/12/2000 n° 445, attestante il possesso delle condizioni prescritte e che il familiare non è ricoverato a tempo pieno.

Si precisa che il dipendente non potrà prescindere, salvo i casi di comprovato impedimento, da un’attività di pianificazione con il proprio responsabile delle assenze relative a tali permessi.
Trattamento economico:
Intera retribuzione

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